Things we (don’t) do

Ich hab’s schon mal gesagt: Wir ziehen nicht jede Woche und jeden Tag einen strengen Stundenplan durch, sondern es gibt immer wieder dazwischen hinein ein paar  Unschooling-Tage; Tage also, an denen wir weniger gezielt an einem Thema oder Projekt oder an Übungen arbeiten, sondern die wir einfach so nehmen, wie sie kommen. An solchen Tagen arbeitet man manchmal schlussendlich sogar mehr als an anderen!😉
Auch in diesem Moment machen wir eine Art Pause: das große Kind ist nämlich krank, und wenn jemand mit Fieber auf dem Sofa liegt, verspürt man selber auch keine große Lust zum Lernen, sondern verbringt die meiste Zeit irgendwie gemeinsam mit dem Kranken (wenn er nicht gerade schläft), und zwar mit Vorlesen, Hörbüchern, Büchern und Zeichnen.
Für John ist dies seine erste Kranksein-Erfahrung als Oberschüler. Er hat bereits einen wesentlichen Unterschied zum Kranksein-als-Homeschooler festgestellt: Während man als Homeschooler eigentlich nie etwas verpasst, weil Leben und Lernen Eins sind, liegt man als Schüler im Bett und denkt mit Verdruss daran, wieviel man gleich bei der Rückkehr in die Schule nachholen und nachschreiben werden muss. Für John wird es, falls er nächste Woche wieder am Unterricht teilnehmen kann, gleich sehr anstrengend werden, weil er mindestens drei Schularbeiten nachholen muss, die er in diesen Tagen verpasst hat – und die kommen natürlich zusätzlich zu den bereits programmierten Schularbeiten, Tests und mündlichen Prüfungen der nächsten Woche. Nicht so toll.
Da versuchen wir, ihm mindestens die Genesungszeit so angenehm und ruhig wie möglich zu gestalten.
Ich denke mit Bedauern an die Kinder, aber auch an die Jugendlichen, die krank und allein zu Hause sind, weil ab einem bestimmten Alter die Eltern (arbeitsrechtlich) nicht unbedingt vom Job freigestellt werden können. Nein, die derzeitigen Gesetze versetzen uns nicht in die Lage, uns gegenseitig um einander zu kümmern, Zeit für einander zu haben, und überhaupt krank werden zu dürfen. Natürlich ist ein Jugendlicher sehr wohl in der Lage, alleine zuhause mit Fieber im Bett zu liegen und sich eventuell einen Tee selbst zu kochen. Aber schön ist das überhaupt nicht. Ich finde es ganz schön deprimierend. Auch für Erwachsene: ich selbst bin immer sehr froh, wenn jemand da ist, wenn ich mal krank bin. Auch wenn ich mir den Tee selbst kochen kann.
Natürlich werde ich eines Tages für meine „gegen die Verfassung verstoßende Einstellung“ bestraft werden, ich weiß. (Die italienische Republik gründet lauf Verfassung auf Arbeit!). Heute abend besuche ich einen Vortrag über das Rentensystem. Und werde vermutlich mit gemischten Gefühlen heimkommen.
Obwohl, wer weiß, was die Zukunft noch alles so bringen wird. Ich bin lieber zuversichtlich. Noch ist nicht aller Rentenbeiträge Tage Abend. Vielleicht kommt ja das Grundeinkommen doch noch, das würde irgendwie zu mir und meinem Begriff von „Arbeit“ passen.

L’ho giá scritto altre volte: non é che seguiamo un „orario di lezioni“ fisso, settimana per settimana e giorno per giorno. No, spesso ci godiamo delle giornate-Unschooling e ci lasciamo andare all’ispirazione del momento, senza continuare per forza con un progetto iniziato o con i soliti esercizi. Molte volte in giornate come queste alla fine si é stati ancora piú produttivi del solito!😉
Anche in questo momento stiamo facendo una specie di pausa. John ha l’influenza e cosí nemmeno noi abbiamo tanta voglia di tuffarci in qualche progetto particolare ma passiamo la maggiorparte del tempo tutti insieme (a parte quando John si addormenta) leggendo ad alta voce, ascoltando audiolibri, sfogliando libri e disegnando un po‘.
Per John é la prima volta che si ammala da quando frequenta la prima classe di scuola superiore e ha giá notato una grande differenza fra l’essere ammalati da homeschooler e non: mentre come homeschooler non ti perdi nulla perché apprendere e vivere sono una sola cosa, essere un alunno in malattia non é tanto bello perché hai sempre il pensiero, per ogni giorno che manchi a scuola, di perdere questa e quella lezione; significa inoltre che quando torni a scuola dovrai fare degli sforzi extra per recuperare. John per esempio, se la settimana prossima tornerá a partecipare alle lezioni, dovrá recuperare tre compiti in classe scritti che si aggiungono agli altri giá programmati per la settimana prossima, oltre che le interrogazioni. Uff…
Beh – non si puó fare niente – cerchiamo almeno di fargli passare il periodo di malattia in modo tranquillo e calmo. Tutto il resto si vedrá dopo.
Penso con dispiacere ai bambini ma anche agli adolescenti che, quando si ammalano, devono cavarsela da soli perché da una certa etá in poi i genitori non possono scegliere di stare a casa dal lavoro per questo motivo e non per forza i datori di lavoro devono dare qualche giornata di ferie. No, le leggi attuali non ci mettono nella posizione di poterci occupare dei membri della famiglia quando ce n’é bisogno, avere il tempo a disposizione quando serve. Certo, un ragazzino di 14 anni é in grado di starsene a casa da solo tutto il giorno, anche se ha febbre, e farsi da solo una tazza di té. Peró – che tristezza! Mi sembra davvero deprimente. Anche per gli adulti: almeno io sono sempre contenta, quando sono ammalata, di avere in casa qualcuno che si occupa di me, ma soprattutto che c’é.
Sí lo so, un giorno probabilmente pagheró le conseguenze per la mia mentalitá „anticostituzionale“ (visto che la costituzione Repubblica si basa sul lavoro). Stasera partecipo ad una serata informativa sul sistema delle pensioni. So giá che torneró a casa sospirando e facendomi mille domande sul futuro, come altre volte.


In Geschichte haben wir gerade das Kapitel „Antikes Griechenland“ abgeschlossen – ich werde darüber demnächst berichten – Sandro hat gleich anschließend wieder einen Anfall von Wikingeritis bekommen, wie man an seinen Zeichnungen sieht.

Abbiamo appena concluso il tema dell’Antica Grecia – vi racconteró prossimamente.
Subito dopo a Sandro é venuto un attacco di vichinghigite come si puó vedere dai suoi disegni.

Momentan zeichnet er am liebsten mit schwarzem Stift.

Al momento preferisce disegnare con un fineliner nero.


Ich hingegen arbeite an Etwas, das für den 8. März gedacht wäre und zugleich ein Geburtstagsgeschenk für eine Freundin werden soll – mal sehen.
Oh, ich benutze die ganze Zeit das Wort „arbeiten“, dabei bin ich doch offiziell eine zu Lasten lebende Hausfrau, die keinem bezahlten Beruf nachgeht (was normalerweise mit dem Wort „Arbeiten“ im Zusammenhang steht). So kann man sich täuschen: man glaubt zu arbeiten und dabei ist man als Belastung eingestuft, ja ja…

Invece io sto lavorando con i colori. Dovrebbe uscirne una cosa per l’8 marzo e contemporaneamente un regalo per un‘ amica – vediamo se riesco.
Ups, mi rendo conto di usare in continuazione la parola „lavorare“, mentre ufficialmente sono una casalinga a carico, senza reddito (di solito di fronte alla parola „lavorare“ si pensa al lavoro contribuito). Ma guarda un po‘ come ci si puó confondere: tu credi di lavorare e invece sei solo una specie di peso…
Ammetto che mi stuzzica l’idea del Reddito di base che vorrei approfondire prossimamente. Tanto per avere una visione.

11 Antworten zu Things we (don’t) do

  1. Get well wishes for the sick and happy weekend for the whole family!
    Paula

  2. ele sagt:

    La repubblica è fondata sul lavoro, ma la società è fondata su persone come te! e magari tutti quelli che lavorano fossero produttivi come te! Un abbraccio cara e buona giornata!

  3. Lanterna sagt:

    Dico la verità: mentre adesso mi pesa essere a casa da sola se sto male, quando ero piccola/adolescente mi faceva abbastanza piacere (i miei lavoravano entrambi). Me ne stavo a letto o sul divano a guardare la TV a orari per me insoliti, leggevo, scrivevo, ascoltavo musica.
    A volte penso che sopravvalutiamo (io per prima, quando si tratta dei miei figli) l’importanza dello stare in compagnia e diamo troppo spesso un significato negativo alla solitudine.
    Un abbraccio
    Chiara

  4. melanele sagt:

    Non mi parlare di quando si ammalano e devono ricuperare le lezioni: abbiamo passato un periodo da incubo, visto che il Giovane Apprendista si è ammalato e ha anche avuto una ricaduta. Per quanto si arrangi da solo, comunque ha avuto bisogno di spiegazioni sulla Divina Commedia, di Inglese, di Storia. Per fortuna ora ha ricuperato tutto.

    Mia caro peso famigliare e sociale😉 hai mai letto Maurizio Pallante? Lui teorizza che chi si occupa della gestione famigliare ovviamente lavora, ma poichè produce „beni“ e non „prodotti“ e quindi non riceve denaro in cambio, per la società è come se non lavorasse, visto che siamo ormai drogati dal sistema consumistico. E‘ una visione molto interessante e Pallante, non mi vergogno a dirlo, è uno dei miei guru.

  5. Anne sagt:

    Forgive me, my Italian is awful…
    Sono molto grata per l’opportunità di „non lavorare “ (hahaha!) e di essere un „peso per la società“! Amo stare con i miei figli così tanto e non posso immaginare come sarebbe lavorare per un datore di lavoro che non mi consentirebbe starli vicino quando non stanno bene. Buona Domenica a tutti voi!

  6. come hai ragione quando parli della difficoltà di accudire i nostri cari quando c’è bisogno proprio a causa del lavoro, succede anche a me. e poi a 14 anni si è ancora piccoli, c’è bisogno di uno sguardo adulto comunque!!!
    i tuoi figli sono fortunati ad avere un amdre come te accanto! un abbraccio

  7. Francesca sagt:

    Che fatica!!! Marta è stata ammalata la scorsa settimana, è rimasta a casa per 5 giorni. Nel frattempo a scuola sono andati avanti come treni, soprattutto in matematica e geometria (le materie in cui zoppica di più) perchè l’insegnante è stata a casa per malattia per molte settimane e adesso devono procedere a tappe forzate. Tornata a scuola, non ha ricevuto nessuna spiegazione extra, nessun aiuto, ma ha dovuto ascoltare nuove lezioni e nuovi argomenti che non ha capito, essendo dirette conseguenze delle lezioni precedenti. Risultato? Un gap che non riusciamo a colmare, perchè non c’è il tempo per colmarlo. Non possiamo riprendere in mano le lezioni che ha mancato, perchè c’è sempre qualcos’altro di più urgente da fare, nuovi argomenti, altre cose…
    Non so che pesci pigliare (ne parlo anche nel mio ultimo post), e in questi momenti vorrei con tutto il cuore aver scelto per i miei figli l’homeschooling; penso che sarei perfettamente in grado di farlo!!! Quando mi siedo insieme a Marta e le spiego la geometria o la matematica, mi dice che con me capisce meglio, che sono più brava della sua insegnante nello spiegare e nel farmi comprendere… e pensare che a scuola ero brava, si… ma non certo in matematica!!! Quando insieme facciamo letteratura italiana, allora li mi scateno e ritrovo quell’entusiasmo che il mio meraviglioso professore di letteratura alle superiori ci sapeva infondere. Ho fatto le magistrali, penso che sarei stata in grado perfettamente di fare da insegnante ai miei figli.
    In situazioni come quella che sta vivendo Marta, dove la competizione e le corse dietro al programma la stanno ammazzando come studente, rimpiango di non aver fatto questa scelta quando ero ancora in tempo.
    Adesso è tardi. Ormai la loro testa è proiettata verso un modo di studiare tradizionale… lezione… compiti… studio… interrogazione… E‘ uno schema difficile da rompere!!! Eppure spesso penso all’elasticità mentale che il sistema dell’homeschoolig dona ai ragazzi; una elasticità che la nostra scuola non allena, anzi!!! Ogni materia è un universo a se… raramente ci sono collegamenti, spaziare da una materia all’altra è impossibile, difficilissimo!!!
    Quando ci trasferiremo in campagna, spero di poter iscrivere i miei figli nella scuola media del posto, nella speranza che in una realtà più piccola siano più facili i rapporti e il confronto!
    Un bacio a John per una rapida guarigione.
    Francesca

    • Sybille sagt:

      Cara, spero anch’io con voi che con il vostro trasferimento inizi un periodo piú positivo anche per Marta e la scuola, sarebbe davvero una bella occasione!

  8. Eva sagt:

    Gute Genesungswünsche an John und Sandro. Hoffentlich erwischt es nicht moch mehr von Euch! Zu dumm, daß John so viel nachholen muß. Da macht das Kranksein noch weniger Spaß! Freut Euch am Sonnenschein, hier wütet ein Schneesturm.

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