Buon 25 aprile

Buon 25 Aprile 2011, buona Giornata della Liberazione!

In questa occasione pubblico la „Lettera al presidente Napolitano“ degli ex ragazzi di Barbiana di Don Milani, che mi é stata spedita da Raffaella e che in questi giorni ho inoltrato ad amici e conoscenti.

Lettera aperta al Presidente della Repubblica
on. Giorgio Napolitano

11 aprile 2011

Signor Presidente,

lei non può certo conoscere i nostri nomi: siamo dei cittadini fra tanti di quell’unità nazionale che lei rappresenta.
Ma, signor Presidente, siamo anche dei „ragazzi di Barbiana“. Benchè nonni ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola, creata da don Lorenzo Milani , che si poneva lo scopo di fare di noi dei „cittadini sovrani“. Alcuni di noi hanno anche avuto l’ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella Lettera a una professoressa che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.
Il degrado morale e politico che sta investendo l’Italia ci riporta indietro nel tempo, al giorno in cui un amico, salito a Barbiana, ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza. Trovandolo falso e offensivo, don Milani, priore e maestro, decise di rispondere per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso. Più tardi, nella Lettera ai giudici , giunse a dire che il diritto – dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza: “In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste ( cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate” .

Questo invito riecheggia nelle nostre orecchie, perché stiamo assistendo ad un uso costante della legge per difendere l’interesse di pochi, addirittura di uno solo, contro l’interesse di tutti. Ci riferiamo all’attuale Presidente del Consiglio che in nome dei propri guai giudiziari punta a demolire la magistratura e non si fa scrupolo a buttare alle ortiche migliaia di processi pur di evitare i suoi.
In una democrazia sana, l’interesse di una sola persona, per quanto investita di responsabilità pubblica, non potrebbe mai prevalere sull’interesse collettivo e tutte le sue velleità si infrangerebbero contro il muro di rettitudine contrapposto dalle istituzioni dello stato che non cederebbero a compromesso. Ma l’Italia non è più un paese integro : il Presidente del Consiglio controlla la stragrande maggioranza dei mezzi radiofonici e televisivi, sia pubblici che privati, e li usa come portavoce personale contro la magistratura. Ma soprattutto con varie riforme ha trasformato il Parlamento in un fortino occupato da cortigiani pronti a fare di tutto per salvaguardare la sua impunità.
Quando l’istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l’obbligo di fare qualcosa per arrestarne l’avanzata.
Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto, sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo. Per questo ci rivolgiamo a lei, che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese, per chiederle di dire in un suo messaggio, come la Costituzione le consente, chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare. Ma soprattutto le chiediamo di fare trionfare la sostanza sopra la forma, facendo obiezione di coscienza ogni volta che è chiamato a promulgare leggi che insultano nei fatti lo spirito della Costituzione. Lungo la storia altri re e altri presidenti si sono trovati di fronte alla difficile scelta: privilegiare gli obblighi di procedura formale oppure difendere valori sostanziali. E quando hanno scelto la prima via si sono resi complici di dittature, guerre, ingiustizie, repressioni, discriminazioni.
Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia, con gli strumenti stessi della democrazia. Un lento declino verso l’autoritarismo che al colmo dell’insulto si definisce democratico: questa è l’eredità che rischiamo di lasciare ai nostri figli. Solo lo spirito milaniano potrà salvarci, chiedendo ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità anche a costo di infrangere una regola quando il suo rispetto formale porta a offendere nella sostanza i diritti di tutti. Signor Presidente, lasci che lo spirito di don Milani interpelli anche lei.

Nel ringraziarla per averci ascoltati, le porgiamo i più cordiali saluti

Francesco Gesualdi, Adele Corradi, Nevio Santini, Fabio Fabbiani, Guido Carotti, Mileno Fabbiani,
Nello Baglioni, Franco Buti, Silvano Salimbeni, Enrico Zagli, Edoardo Martinelli, Aldo Bozzolini



Breve scheda biografica di don Lorenzo Milani
Don Lorenzo Milani, morto nel giugno 1967, è salito alla ribalta della scena italiana per essersi dedicato, corpo e anima, all’elevazione culturale di operai e contadini affinché potessero affrancarsi dall’oppressione e dall’ingiustizia.

Persona tutta d’un pezzo, appena nominato cappellano a Calenzano, scosse l’Italia per la sua costante denuncia di tutte le situazioni che provocano ingiustizia e violazione dei diritti, indipendentemente da chi le provocasse o avallasse. Ciò gli procurò molti nemici anche all’interno della sua stessa Chiesa, che per neutralizzarlo lo confinò a Barbiana, un villaggio sperduto sugli Appenini toscani. Ma la sua notorietà crebbe ulteriormente perché creò una scuola del tutto innovativa, per contenuti, finalità e metodi. L’atto finale fu la stesura di Lettera a una professoressa, un testo collettivo scritto assieme agli allievi per denunciare il carattere classista e discriminatorio della scuola italiana.
Don Milani è famoso anche per la Lettera ai Giudici, nella quale sostiene il primato della coscienza sulle leggi dell’uomo proponendo la disobbedienza come via estrema per evitare all’umanità il ripetersi delle atrocità che ha conosciuto.

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Guten 25. April! Heute ist italienischer Staatsfeiertag: Tag der Befreiung Italiens von Faschismus und Nationalsozialismus.

Bei dieser Gelegenheit veröffentliche ich hier oben (in italienisch) den „Brief an Staatspräsidenten Napolitano“ seitens der ehemaligen Schüler von Don Milani, den ich durch Raffaella erhalten und auch bereits weitergeleitet habe, damit ihn viele Menschen lesen können.

Don Lorenzo Milani, der im Juni 1967 starb, hat sein Leben den Armen, den Arbeitern und Bauern gewidmet, damit sie sich durch Bildung und Kultur von Unterdrückung und Ungerechtigkeit befreien könnten.
Er erhob immer dann seine Stimme, wenn er Unrecht und Verletzung von Rechten sah, unabhängig davon, wer diese verursachte. Dies brachte ihm viele Feinde, auch innerhalb seiner eigenen Kirche, die ihn nach Barbiana versetzte, einem abgelegenen Dorf auf dem toskanischen Apennin, um ihn sozusagen“ zu neutralisieren“. Aber sein Ansehen wuchs weiter, weil er dort eine völlig neue Schule errichtete, neu in  Inhalt, Zielen und Methoden. Berühmt bis heute ist der „Brief an eine Lehrerin“, ein Text, der in Zusammenarbeit mit seinen Schülerinnen und Schülern entstand und die Diskriminierungen und den Charakter des italienischen Schulsystems anklagte.
Don Milani ist auch bekannt für den „Brief an die Richter“. Er unterstreicht darin die Verantwortung des Einzelnen durch das Gewissen und schlägt Ungehorsam als Mittel zur Vermeidung von Gräueltaten, die die Menschheit erlebt hat, vor. Berühmt ist auch sein Ausspruch „I care“ – ich kümmere mich darum, ich sorge dafür.
Im oben genannten Schreiben appellieren seine ehemaligen Schülerinnen und Schüler an den Staatspräsidenten, sich im Geiste Don Milanis einzusetzen im derzeitigen Demokratie-Notstand Italiens.

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